Ultima

Volare

Trama

Marco Pagot, aviatore italiano e sopravvissuto alla Prima Guerra Mondiale, è condannato a causa di un incidente (avuto proprio durante la guerra) ad avere un aspetto da maiale. Fra inseguimenti, sfide aeree e scontri corpo a corpo, una ragazza, Fio, meccanica e creatrice del suo nuovo monoplano, accompagna Marco nei suoi viaggi.

Commento

Porco Rosso è uno dei vertici del cinema e della poetica di Hayao Miyazaki. Non solo con questo film (arrivato con ben 18 anni di ritardo qui da noi) sembra mettere in mostra tutti gli argomenti che faranno da colonne portanti ai futuri film, ma con un’opera del genere si mette per la prima volta (forse l’unica in maniera così evidente) esplicitamente in gioco anche sul versante ideologico e (di conseguenza) politico. Chi è Marco Pagot? Solo un sopravvissuto della guerra? O magari è un profilo molto particolare dello stesso Miyazaki. Appassionato dell’aviazione, conoscitore dei portentosi aeroplani, introverso, estraneo alla massa, al caos. Non sarebbe una novità poi, visto che “La città incantata”, di quasi 10 anni dopo, sembra essere lo specchio della carriera e del percorso del grande regista giapponese. Un’ulteriore traccia di sé che ci lascia l’autore, anche in questo caso in maniera molto più visibile rispetto ad altri lavori. Però sorge una curiosità. Ossia che la cosa che più si nasconde in una pellicola come questa sembra essere la delicatezza, marchio Miyazakiano, che spunta fuori solo a tratti. Solo quando c’è calma, intimità. Forse solitudine? O morte? Solo quando la realtà sembra non bastare o tutto sembra finire, è lì che Miyazaki colpisce al cuore dello spettatore, sfoderando attimi che sembrano descritti da Prévert. L’esempio madre è la scena in cui Marco racconta a Fio di una volta in cui, mentre era in volo con i suoi compagni, venne attaccato da un esercito nemico e miracolosamente sopravvisse allo scontro. Unico sopravvissuto ad un massacro aereo in cui tutti i partecipanti, lui escluso, persero la vita. Ma Miyazaki non è didascalico, mai. Quindi neanche qui. Mette in scena la morte in maniera onirica, fuori dal tempo (a modo suo, non alla Monty Python eh). La scena non può avere descrizioni, parole o frasi. Bisogna vederla e basta. L’autore però, pur raccontando in versione fantastica eventi realissimi, non dimentica di essere il regista di una favola. Il finale non è un happy ending, ma è un finale “da favola” (intendetelo come più vi garba). Nessun “e vissero felici e contenti”, ma piuttosto un “e vissero…”. Miyazaki come nel suo stile non chiude mai la storia, ma la lascia vivere per conto suo, anche (e specialmente) al di fuori dello sguardo dello spettatore. Per questo una volta di più straordinaria l’ultima inquadratura, accompagnata dalla voce di Fio.

Titolo film: Porco Rosso
Regia: Hayao Miyazaki
Anno: 1992
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Si ricomincia da qui

Come molti altri amici della blogosfera, anche io ed il mio blog abbiamo dovuto fare i bagagli e trasferirci.
Come tanti altri amici della blogosfera, sono andato a sbattere contro wordpress e i mattoncini li ho lentamente messi insieme qui.

E’ la mia unica azione da molto tempo. Tempo in cui non ho avuto più modo, spazio o spunto per scrivere qualcosa di decente e sentito.
Posto di nuovo una mia vecchia recensione (l’ultima rintracciabile sul vecchio splinder), sperando di ricominciare a scrivere qualcosa di nuovo presto.

Detto questo vi saluto ragazzi. Spero di ritrovare molti proprietari dei miei vecchi link.